un luogo vario
domenica 8 gennaio 2012
domenica 20 novembre 2011
dalla finestra
Sono circa tre mesi che ci siamo trasferiti su al terzo piano.
Oggi per la prima volta sento questa casa, o almeno inizio a viverla in modo sereno e piacevole.
In pratica il percorso di attivazione è giunto al termine, tutto ha preso a scorrere, e a ciò ha contribuito molto la voglia di indipendenza della sub-comandante e lo stimolo che il ritorno fra gli umani le ha portato questa convivenza.
All'inizio di questo percorso i miei luoghi, nella nuova casa, si limitavano alla cucina e alla camera, di questa grande casa abitavo poco; la vecchia ed enorme mansarda, una bolgia di decenni accatastati, mi è servita da laboratorio, con gli attrezzi e i pennelli e i bussoli di vernice raccolti in un posto che ha fatica avevo conquistato.
La grande stanza in fondo inizia finalmente a divenire il mio luogo, la musica e i dischi sono più o meno lì, e ieri ho portato su la chitarra: è troppo freddo qua, da dove sto scrivendo adesso in questa domenica mattina quando il Sole non è ancora riuscito a bucare il velo grigio.
E forse sarà così fino a sera.
Dalla finestra della camera ascoltavo i cinguettii che in coro passavano forse di albero in albero, e le voci dei raccoglitori di olive.
Oggi per la prima volta sento questa casa, o almeno inizio a viverla in modo sereno e piacevole.
In pratica il percorso di attivazione è giunto al termine, tutto ha preso a scorrere, e a ciò ha contribuito molto la voglia di indipendenza della sub-comandante e lo stimolo che il ritorno fra gli umani le ha portato questa convivenza.
All'inizio di questo percorso i miei luoghi, nella nuova casa, si limitavano alla cucina e alla camera, di questa grande casa abitavo poco; la vecchia ed enorme mansarda, una bolgia di decenni accatastati, mi è servita da laboratorio, con gli attrezzi e i pennelli e i bussoli di vernice raccolti in un posto che ha fatica avevo conquistato.
La grande stanza in fondo inizia finalmente a divenire il mio luogo, la musica e i dischi sono più o meno lì, e ieri ho portato su la chitarra: è troppo freddo qua, da dove sto scrivendo adesso in questa domenica mattina quando il Sole non è ancora riuscito a bucare il velo grigio.
E forse sarà così fino a sera.
Dalla finestra della camera ascoltavo i cinguettii che in coro passavano forse di albero in albero, e le voci dei raccoglitori di olive.
domenica 9 ottobre 2011
ritorno all'inferno
Era l'otto settembre 2009 quando la Verruca fu bruciata in una notte, le ferite ancora oggi sono ben visibili e decenni occorreranno prima che la sua bellezza ritorni come fu; venerdì sette ottobre 2011 siamo ancora qui a piangere e maledire l'ennesimo scempio del nostro monte.
Erano le ventuno circa quando la sirena urlante è passata giù dalla strada che va al Serra, a pochi metri da casa: pensavo fosse la Polizia.
Ma dopo poco un'altra e poi un'altra e infine un lamento piangente continuo si lanciava con corsa sfrenata su per i tornanti del Serra. Mi sono affacciato al terrazzo, l'inferno era tornato ancora. Il buio impediva l'alzarsi degli elicotteri e solo la forza delle mani ha fronteggiato tutta la notte quello strazio.
Quando la mattina mi sono alzato, all'alba, il fuoco aveva pelato una grande porzione di vita e sono arrivati gli elicotteri, due, che hanno fatto spola continua fra l'acqua e il fuoco, in un incessante andirivieni, fino al primo pomeriggio, quando il fuoco pareva finalmente domato.
Ma stamani, domenica, ancora le braci hanno ripreso vigore, subito messo a tacere dall'ennesimo intervento di un elicottero.
E' da quando ero bambino che il Serra è aggredito da mani infami, blasfeme; lo vedevo bruciare dal terrazzo della mia casa cittadina, a chilometri di distanza. Allora era la follia di qualche palazzinaro o coltivatore di ulivi che con mezzi rozzi e spicci sfidava la morte per un pezzo di terra da costruire e coltivare.
Oggi, come mi diceva il Sindaco stamani, è solo la follia.
Dove è passato il fuoco non si potrà mai più costruire, non si potrà mai più ripiantare, e i volontari antincendio sono appunto "volontari" e non percepiscono rimborso o corrispettivo alcuno.
Sento una sirena lontana, speriamo in bene, il vento soffia forte anche stasera.
mercoledì 14 settembre 2011
amore sincero
A volte lei è un richiamo continuo, una voce lontana ma sempre presente.
Poi arriva il momento del reincontro, e la prendi e va, e va e va.
E suono, è tanto che non suono, un mese e più.
Ci siamo subito riconosciuti io e lei, l'amore era ancora caldo, è bastato prendersi, mescolarsi. E la musica ha preso il suo correre, gli accordi si sono inseguiti e mescolati, non male come riscaldamento.
E' poi il Giardinodienzo "E' grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne", come recita il sottotitolo.
E arriva un altro Pippo, il terzo Pippo della mia vita - ad oggi.
E Pippo, questo ultimo, è un professore universitario di storia dell'arte (credo), vive in villa, nella parte nobile, ospite del cognato e della cognata e del nipote Giulio di cui parlai non so quando.
Oggi abbiamo parlato di Radio 20 Giugno, Pippo è interessato e affascinato dall'argomento radio libera anno 1977.
E' una persona buona e bella, cinematograficamente "sceneggiato anni '70", portamento borghese, ottimo eloquio, sincero parlare.
Lunedì va via, torna a casa, con la moglie. Lascia, l'ho percepito, una possibilità. Il richiamo di casa sua però è più forte.
E' da giugno che vive qua, ha subito confidenziato con Gina e Max, e con tutti noi, ora il rapporto si è avvicinato fra noi due, sappiamo che le parole che ci possiamo scambiare sono il più possibile esattamente ciò che sono: non è poco.
In più è più grande di me di qualche anno, e mi racconta la sua post-adolescenza e oggi abbiamo fatto un raffronto fra il suo '64 e il mio '77.
Si sa, sono un nostalgico di cuore, ho amato la speranza e continuo a coltivarla, quotidianamente, quando posso, quando ci arrivo.
Poi arriva il momento del reincontro, e la prendi e va, e va e va.
E suono, è tanto che non suono, un mese e più.
Ci siamo subito riconosciuti io e lei, l'amore era ancora caldo, è bastato prendersi, mescolarsi. E la musica ha preso il suo correre, gli accordi si sono inseguiti e mescolati, non male come riscaldamento.
E' poi il Giardinodienzo "E' grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne", come recita il sottotitolo.
E arriva un altro Pippo, il terzo Pippo della mia vita - ad oggi.
E Pippo, questo ultimo, è un professore universitario di storia dell'arte (credo), vive in villa, nella parte nobile, ospite del cognato e della cognata e del nipote Giulio di cui parlai non so quando.
Oggi abbiamo parlato di Radio 20 Giugno, Pippo è interessato e affascinato dall'argomento radio libera anno 1977.
E' una persona buona e bella, cinematograficamente "sceneggiato anni '70", portamento borghese, ottimo eloquio, sincero parlare.
Lunedì va via, torna a casa, con la moglie. Lascia, l'ho percepito, una possibilità. Il richiamo di casa sua però è più forte.
E' da giugno che vive qua, ha subito confidenziato con Gina e Max, e con tutti noi, ora il rapporto si è avvicinato fra noi due, sappiamo che le parole che ci possiamo scambiare sono il più possibile esattamente ciò che sono: non è poco.
In più è più grande di me di qualche anno, e mi racconta la sua post-adolescenza e oggi abbiamo fatto un raffronto fra il suo '64 e il mio '77.
Si sa, sono un nostalgico di cuore, ho amato la speranza e continuo a coltivarla, quotidianamente, quando posso, quando ci arrivo.
martedì 16 agosto 2011
La battaglia delle pesche
Quella terra abbandonata da vent'anni fa sempre una certa tristezza, un viluppio di rovi e alberi intrigati con i quali lotto amichevolmente da sempre, per non esserne sovrastato.
Un tempo, e so di ripetermi, si gongolavano al sole vigne e alberi da frutto, curati con dedizione e passione da una moltitudine di uomini e donne.
Poi gli eventi della vita hanno destinato questo bell'appezzamento a un lontano parentame, già in possesso per altro di svariate proprietà nella vallata, gente benestante, della quale restano al timone i figli dei figli, come succede sempre.
Di tutto quel bene e bello oggi restano alcune tracce: due peschi, qualche tralcio di vite imbastardita e alcuni ciliegi, figli di ben più nobili e fruttifere piante.
Sono anni che ho recuperato quei due peschi, imbastarditi anche loro ma dai frutti ancora splendidamente profumati e saporiti; e poi sono di due varietà diverse, uno a polpa gialla e l'altro a polpa bianca, con i frutti piccoli e divini.
Lo scorso sabato, anzi due sabati or sono, mentre sto uscendo con la mia "Uno" ho incrociato Giuseppe, il figlio del figlio, il timoniere, anzi il padrone.
Dopo pochi minuti sono rientrato a casa e sono salito in quella che sarà casa, per continuare il lavoro di imbiancatura.
I cani abbaiavano sul retro, con insistenza. Mi sono affacciato alla finestra e il "padrone" di 'sta cippa era lì con il figlio che si coglieva le sue pesche, così, senza parlare, senza dire, senza guardare, senza pensare.
E' tornato anche il sabato successivo.
Il prossimo anno acquisterò una bottiglia di guttalax e con una siringa farcirò i frutti più maturi e belli.
martedì 19 luglio 2011
accampamento affollato

Venerdì è tornata a casa la sub-comandante, provata e stanca dall'operazione e dalla degenza ospedaliera, e il suo rientro ha coinciso con il viaggio di lavoro a Stuttgard della Comandante (la figlia della sub-comandante).
E così ci siamo ritrovati, io e l'anziana madre (più i due canotti e due gatti incompatibili), a esperimentare una convivenza coatta in 45 mq.
L'esperienza mi ha insegnato che il luogo ove si svolge la vita è importante ma più ancora lo è il "come si svolge la vita".
Sicché, armato di cotanta canoscenza, mi sono adoperato per far si che il tempo fosse leggero per tutti: bipedi anziani e un po' cresciuti, canidi e gattidi.
Fortunatamente è comparsa sulla scena Erica (o Erika, chissà) per coadiuvare l'assistenza alla sub- nelle faccende più specificamente professionali.
E c'è da pensare a pranzo e cena, alle scadenze orarie delle medicine, al tempo da trascorrere insieme; e poiché ritengo quest'ultimo aspetto fondamentale, ho anche tenuto un concertino alle mie due spettatrici. Come un rocker che dedica il suo pezzo a qualcuno, ho allestito la scena di fronte alla poltrona della sub- e le ho sciorinato la mia musica e la mia chitarra in un vis-a-vis strepitoso. Ho spazziato dall'improvvisazione lisergica alla melodia amorevole dei Pink Floyd, finendo in una rivisitazione del buon Guccini, del quale ho interpretato un bel po' di pezzi tratti da "L'isola non trovata", "Radici" e "Via Paolo Fabbri".
Il recupero dell'anziana è strepitoso, il decorso post-ospedaliero è veloce e senza intoppi; ora devo trovare un idraulico per sostituire il gruppo vasca nell'appartamento grande e avviare così il ritorno ad una pseudo normalità nella nuova collocazione abitatoria. E si sa: gli amici si riconoscono perché quando hai bisogno non rispondono al telefono.
Ma a questo ci penserò oggi.
domenica 3 luglio 2011
occhio di falco

Perché a volte capita di dover girare un armadio, girarlo e accostarlo alla parete di fronte, una rotazione ribaltata. E l'armadio è pesante e fragilino, al primo tentativo di spostamento la gamba posteriore destra ha fatto crack.
"Ci vuole un'idea" penso, e immediatamente mi si inquadra nel cervello un transpallet, un oggetto abbastanza familiare visto che in tipografia i pancali di carta si spostavano così, poi si ruppe e nella crisi è rimasto rotto.
Ma vicino a me c'è il mercato ortofrutticolo, conosco il portiere tuttofare: chiedo.
"Oh, io dò una mano a tutti, diamine!" risponde alla mia richiesta di prestito.
Tutto fiero sono andato verso la mia Uno bianca, con il transpallet a tiro. L'oggetto pesa parecchio e con un po' di sforzo e malizia sono riuscito a infilarlo dentro. All'arrivo a casa ero certo che avrei trovato qualcuno, nonostante le 14 fossero passate da un po' e il sole spiombasse; ho trovato Andrea in laboratorio e in un attimo abbiamo sceso l'attrezzo.
Ieri sono venuti Sara e Elia ad aiutarmi a portarlo su al terzo piano, tre rampe pettorute, lui è un venticinquenne forzuto e massiccio e ho pensato che ce la potevamo fare. Pensiero svanito in un attimo, subito dopo aver provato a salire la prima rampa. Ci siamo concentrati e siamo ripartiti, con più volontà.
Siamo entrati in casa grande e ci siamo diretti in quella che sarà la camera della sub-comandante, e in una manciata di minuti abbiamo eseguito l'operazione.
E' come se avessi percorso la pellicola di un film che avevo già chiaro in mente, ho assecondato lo svolgersi della storia e stamani ho potuto anche dare una mano di tinta alla parte che stava nascosta dietro quell'armadio.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Archivio blog
- dicembre (1)
- giugno (1)
- giugno (1)
- gennaio (1)
- dicembre (1)
- novembre (2)
- settembre (1)
- agosto (2)
- giugno (2)
- febbraio (2)
- gennaio (1)
- novembre (1)
- ottobre (1)
- settembre (1)
- agosto (1)
- luglio (2)
- giugno (1)
- maggio (1)
- aprile (2)
- marzo (2)
- febbraio (6)
- gennaio (6)
- dicembre (3)
- novembre (3)
- ottobre (4)
- settembre (3)
- agosto (3)
- luglio (4)
- giugno (4)
- maggio (7)
- aprile (4)
- marzo (4)
- febbraio (4)
- gennaio (5)
- dicembre (4)
- novembre (5)
- ottobre (5)
- settembre (6)
- agosto (5)
- luglio (7)
- giugno (4)
- maggio (4)
- aprile (4)
- marzo (5)
- febbraio (5)
- gennaio (3)
- dicembre (5)
- novembre (7)
- ottobre (5)
- settembre (3)
- agosto (7)
- luglio (9)
chi sono
- enzo
- sono un enzo