il giardino di enzo

E' grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne

un luogo vario

sabato 8 dicembre 2012

giuseppe

Ma anche Carla, o Francesco.
Il nome non è importante, un nome può rappresentare una tipologia, una categoria.
Giuseppe è l'erede, tanti anni fa una lontanissima parentela ha portato la sua famiglia a ricevere in dote un terzo della villa; prima la madre che, con l'avanzare dell'età, ha lasciato le redini delle sue vaste e numerose proprietà al figlio.
Sto parlando di quella che ho quasi sempre definito "la parte abbandonata". Un ettaro scarso di terreno, un tempo coltivato a vite e alberi da frutto, e circa cinquecento metri quadri di proprietà abitativa, in disuso anche questa da almeno quindici anni, lasciata a se stessa, incolta, piovosa e poi marcia, il tetto crollato, il tanfo di umido marcio che risale dalle porte esterne, l'immagine dello sfacelo e dello spreco.
La manutenzione degli spazi comuni, il grande parcheggio e il passaggio dietro casa, me li sono sempre caricati nel mio scadenzario settimanale dei lavori da fare: tagliare l'erba, i rovi, l'edera, la mimosa (crollata poi nella bufera), e altre manutenzioni più o meno faticose e/o dispendiose.
Il tetto crollato di cui parlo qualche riga sopra è stato ristrutturato da poco, lavori infiniti iniziati a maggio e finiti a novembre. Dopo lo smontaggio del cantiere mi sono ritrovato in una discarica, sei vecchie reti da letto abbandonate dove capita capita, grondaie sfondate, due longherine di sei metri del peso di circa 200 chili ciascuna, una montagna di ciarpame che certo non potevo far finta di non vedere. Così in tre ore di lavoro duro accatastai il tutto con logica, in attesa del da farsi.
Sabato scorso stavo tagliando l'erba fradicia della mattina, cominciava ad essere veramente troppo alta, approfittavo della giornata finalmente serena. Sudavo molto, imbacuccato di strati di vesti varie, l'aria ghiaccia mi gelava a tratti il sudore, cominciavo ad essere stanco.
Vedo due figure con la coda dell'occhio, d'istinto do il mio buongiorno.
Nessuna risposta.
Al che intuisco che è Giuseppe, con suo figlio (un torsolone di circa sedici diciassette anni e ottantacinque novanta chili).
Mi si avvicina il genitore, sguardo severo e mi dice, così, damblé (non so come si scrive):
"Senti, te la legna da là la devi togliere..."
Si riferisce ad una catasta di rami di araucaria che la bufera di febbraio scaraventò a terra in una notte tremenda.
"Si, si, lo so..."
"Vieni che ti faccio vedere..." insiste lui.
Io lo guardo, lui non mi guarda e se lo fa non mi vede proprio. Voglio assecondarlo, non so perché, spengo la falciatrice e lo seguo. Max è con me, quell'uomo non gli piace, abbaia, va alle sue mani, io lo redarguisco.
Mi fa vedere ciò che sapevo, lui disarmato dalla mia noncuranza curiosa gira i tacchi, stiamo tornando verso la falciatrice.
"Ecco" esordisce "io a gennaio voglio tutto libero".
Ho contato fino a tre.
"Guarda, prima leva quel troiaio là, che io ti ho sistemato, sembra una discarica".
Non l'ho più considerato, avevo finito con lui.
"Andiamo" ha detto al figlio.
Ho acceso la falciatrice.
Dopo un po' ho iniziato a rimuginare sul mio comportamento, sulle mie pochissime parole espresse in quello scambio. Non mi viene quasi mai la risposta pronta, rimango un po' disarmato nelle situazioni in ci non partecipo. Così ieri a mente serena mi sono preparato un foglietto, un editto, che la prossima volta leggerò a voce alta, a lui e a suo figlio, che capiscano bene alcune cose che ritengo importanti:

  • Poche regole per parlare, manuale di convivenza
  • 1) Se do il buongiorno e vuoi parlare con me, ricambia.
  • 2) Se non ci conosciamo, presentati. potenzialmente non conosco il tuo nome.
  • 3) Prima di esigere, sii cosciente di ciò che devi (questa gli va spiegata ammodino).
  • 4) Illustrami le tue richieste guardandomi negli occhi e con tono amichevole.
  • 5) Prendi le mie parole come vere, comunque tu la pensi, verrà il tempo per discuterne.
  • 6) Cerca un accordo, altrimenti vai dove puoi.



11 commenti:

Sara ha detto...

Capisco cosa intendi quando dici che non hai la risposta pronta: bisogna nascerci in un certo modo e poi allenarsi una vita a essere così....non voglio scrivere brutte parole sul tuo blog!

Carlo ha detto...

Anche io, a volte, difetto della risposta pronta. Però ,sono riflessivo e... una capocciata in bocca, con cordialità si capisce, non se la sarebbe scansata!

Ciao Paolo! Credo di aver ben compreso sia la situazione sia il tipo. E' del genere che mi manda in bestia al solo apparire. Figurati se proferisce parola. Addirittura, pronunciando scempiaggini come sto tipo. Scatta immediatamente la rissa! Capisci perché, anni fa, abbandonai il "condominio" per il mio giardino?

Fossi in te, quelle regole le collocherei bene in vista nella "parte abbandonata"... così non c'è neanche bisogno di confrontarsi con il tizio.

Comunque, a me pare che la risposta "pronta" ce l'hai avuta e pure "a tono"! Come si usa dire... tra buoni intenditor, poche parole! Credo proprio che abbia capito l'aria che tirava in quel momento.

Ciao Paolo, buona serata e... il commento è arrivato!!

il giardino di enzo ha detto...

Carissima Sara, hai detto proprio bene.
In ogni caso voglio aprire alla parolaccia, almeno quando è l'unica alternativa agli schiaffi :)

Carlo!! Una testata!!! Vergogna!!! Ahahahahahhh!!
Non mi sono mai "picchiato" in vita mia, figurati se a 53 anni voglio sporcarmi le mani con quel popò di babbeo.
Le parole fanno più male!

Ciao belli, bello avervi qui!

Tina ha detto...

Personalmente gli avrei rovesciato davanti a casa tutta la rumenta che hai raccolto.

Con certa gente l'educazione è un reato, non commetterlo più ;-))

Notte buona Paolo ;-))

il giardino di enzo ha detto...

Va bene Tina, sapevo di poter contare su di te :)

il monticiano ha detto...

Ma che soggetto è questo tizio?
Dopo tutto quello che hai fatto si permette pure di assumere un simile atteggiamento.
Meglio gli animali, cani e gatti soprattutto.
Un caro saluto, anche al tuo Max.
aldo.

Carlo ha detto...

Facciamo così: la prossima volta chiama me e Tina che ce la sbrighiamo noi, "ammodino", col tuo vicino!!

Ciao grande Paolo, un saluto e ne approfitto per lasciarti anche tanti Auguroni a te ed a tutto il magnifico mondo che ruota intorno al "Giardino".

Ciao Amico nostro!!!!!!!

Faina ha detto...

vorrei commentare prontamente ma non so che dire.

Carlo ha detto...

Carissimo, se ci sei... da me, si scommette fino alle 21.

Ciao e buonissima serata!!!

Giuseppe Baudino ha detto...

Ecco, rappresento una tipologia, ma spero proprio in un senso nettamente diverso.
Sì, anche io non ho mai la risposta pronta, ma ho capito che non serve in certi casi, perché quei casi sono lontani, fuori portata, oltre ogni considerazione razionale, o irrazionale, come si vuole intendere.
E così, persone come quelle, tipologie come quelle, sono lontane milioni di anni luce da noi, sebbene siano qui, e se ne avverta la presenza come si può avvertire il senso velato di sdegno per qualcosa di indicibile, e certo lontano, inevitabilmente da rimuovere dalla nostra vita.
Se perdono tutto, lui e suo figlio, a loro non resterà che sdegno e acredine, inconsapevolezza e nullità. A noi tutto ciò non importa, siamo oltre quel giardino, fuori portata, siamo altro.
E in te, come forse anche in me, vive e resta sempre l'umile grazia della conoscenza, il grande potere della timida, intima, ma grande saggezza, che muove ogni passo di danza dell'aria intorno, che scioglie le vele sul nostro oceano di memorie, e che fa di noi le persone che siamo, sempre e per sempre.
Per questo io ti voglio bene, Paolo, da sempre e per sempre.
Noi abbiamo bisogno di noi e della certezza della nostra presenza.
Questo è il dono, il raccolto, il fiorire del tuo, del nostro giardino.
Quel che per loro è polvere di anni perduti, per noi è la scia luminosa di una cometa.

enzo ha detto...

Carissimo Beppe, le tue parole riconciliano con la vita!

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