Una delle cose più ganze di vivere così, qui, è stata la totale mancanza di chiavi di casa, nonostante le due porte di accesso.
E' vero che Gina e Max stazionano sempre in zona, ma la loro scarsa efficacia deterrente è prossima allo zero, e se uno vuole entrare basta che abbia un biscotto o venticinque e l'accesso è garantito, gira la maniglia e entra.
E qui il Cronista potrebbe cominciare così:
"Cancello era stato costruito per difendersi dagli intrusi, con ferro buono, la sua stazza era tanta e i quadrelli portanti furono scelti forti e spessi, e già che c'erano avevano forgiato la cima a guisa di lancia, una piramide appuntita.
E Cancello aveva ancora voglia di fare il proprio dovere: usare quelle punte acuminate. Sdraiato su un fianco, aspettava quel momento da anni."
Stamani gliel'ho portato io, il momento.
Mi sono messo di prima mattina a togliere l'erba alta cresciuta sotto quel baluardo ferroso, un lavoro di strappo, l'unico consentito dalla posizione.
Avevo quasi terminato, mancavano pochi ciuffi al termine dell'opera.
Un attimo di distrazione e mi sono ficcato una di quelle lance nell'avambraccio destro. Un buco perfetto nella carne, pochi millimetri di larghezza ma cattivo abbastanza.
Immagino lo sventurato che si cimentava nella scalata di quella barriera appuntita, ai tempi d'oro del cancello. Penso che la prova poteva costargli gli zibidei durante il passaggio del colmo, quando la paura per l'altezza e per quelle spade mirate proprio lì dove è più caro, rende tutto più incerto e tremolante.
Insomma, questo braccio sta attraversando un periodo difficile, fortuna vuole che la chitarra non se ne accorga quasi.