un luogo vario
domenica 7 marzo 2010
A tutte le donne
Inebriante e maestosa, sembra voler affidare il suo messaggio al vento che passa attraverso i suoi fiori.
Le chiome fiorite spiccano sul verde del bosco in tutta la valle, ricamati richiami giallastri alla liberazione.
E' la festa.
Anja Lechner & Vassilis Tsabropoulos
Chants, Hymns and Dances
Un sentito grazie a Leolips per la colonna sonora.
sabato 27 febbraio 2010
i cavalieri della tavola rotonda
.jpg)
Il primo sole abbraccia il giardino, era ora.
Ho voglia di fare colazione fuori, si rinnova il rito, è la prima volta, l'inverno sembra essere finito davvero.
Una tazza di caffellatte e biscotti ai centododici cereali, coop-equosolidal.
Guardo il sole che mi guarda, è un abbraccio che aspettavo, come se fosse un amico che non vedi da tempo con il quale hai voglia di raccontarti un po' di cose.
I miei due scudieri, schierati uno per fianco, immobili, aspettano la loro razione.
Mi sembra di essere un re, è tutto sotto il mio controllo perché non c'è niente da controllare, tutto va da sé, niente si frappone fra me e me.
Ho bisogno di usare il corpo, di trarre energia dal movimento, come quelle lampadine che non hanno bisogno di pile per fare luce, che si accendono con il movimento della mano.
E' sabato e ci sarebbe da fare diversi cosette, soprattutto far lavorare la tagliasiepi, vedrò, penso di si.
La foto è del 15 dicembre 2004.
sabato 20 febbraio 2010
dalle stalle alle stelle
Intrappolato al computer dalla prima mattina, con pausa pranzo e abbiocco successivo, un'oretta a "diacé" dicevano i vecchi (da 'giacere').
Pioveva fuori, immagino.
Assorbito dal lavoro (un favore a una amica), stavo cercando di costringere con forza testo e immagini in una pagina, anche la musica si era fermata, il silenzio copriva tutto.
"Bip bip, bip bip!"
Un sms. Stravolto mi sono alzato dalla sedia.
Leggo: "Fuori c'è un arcobaleno bellissimo". E' Sara che mi avverte.
Ho mollato tutto, mi sono vestito alla meglio e sono andato a rinfrescarmi il cervello nello spettacolare arco colorato, un inno alla pace partorito dalla natura, dal caso. E' una delle poche cose che possono creare una gioiosa attenzione collettiva, densa di storia e di favole.
L'arcobaleno scaturisce il sorriso.
domenica 14 febbraio 2010
il tempo non basta mai
Nel passare del tempo, accumuliamo un sacco di cose. Cantine, sottotetti, garage, cassetti, armadi: sono contenitori di storia passata, racchiusa dentro i mille oggetti della nostra vita, o di quella di altri. Un rettangolo di cartoncino può tenere in sé una storia d'amore, o ciò che rimane di una vicenda familiare; una trina sul comodino rappresenta ciò che rimane della storia della famiglia che lì abitava, forse cento anni fa.
Accumuliamo tante cose nel nostro viaggio, ad ogni tappa tratteniamo qualcosa in tasca come se fosse un punto di ancoraggio con la nostra vita. Ci basta sapere che è da qualche parte, una particella nascosta sotto una pila di scatole, nel ripostiglio, in fondo, dietro alle scarpe.
lunedì 8 febbraio 2010
il dì della festa 2

Se un amico chiama, attribuisco alla sua richiesta priorità massima, è più forte di me, mi metto a completa disposizione.
Anche ieri (domenica) ho partecipato all'allegro trasloco del Presidente che, come si conviene tra amici, ha avuto il suo momento più alto a tavola, con scodellata maxima di pasta al ragù, scamerita alla brace e diluvio di-vino e facezie varie.
Il Giardino può attendere.
domenica 31 gennaio 2010
il dì della festa
Stamani la sveglia non ha suonato alle sei, ma ci siamo svegliati comunque, ormai è abitudine. Resto ancora un po' nelle coperte, mentre lei, fumando, mette il caffè sul fuoco. E passa, il caffè, e resto ancora un po', cinque minuti.
Poi decido e mi alzo, una tazzina mi ci vuole, e poi le consuete e veloci mosse prima di poter dire "buongiorno" a tutti.
E poi, tutti in sala comandi del sottomarino, così pare a guardare le nostre postazioni, ognuno con il suo computer di fronte, in silenzio, attento ai dati che scorrono sullo schermo. Sembra di essere in uno di quei film un po' datati, con i sommergibilisti costantemente ai comandi di non si sa cosa.
Ma c'è sempre qualcosa da fare, è domenica! Un bel trasloco, ecco cosa ci vuole!
Gli amici sono tanti, il precariato abitativo è una piaga diffusa, il Presidente del Circolo (ex, ma l'autorità è rimasta la stessa) abbisogna di due braccia.
E le braccia sono tante, e vai con la grande Ape a caricar mobili e cianfrusaglie, uguali per tutti, contenitori di oggetti che accompagnano le nostre vite, e i contenuti e le suppellettili a cui solo noi sappiamo trovare il loro grande valore intrinseco.
E poi... e poi si fa ora di pranzo, e casa nostra la domenica è luogo di incontro familiare, la sub-comandante ormai è ospite fisso, e anche Sara e Elia spesso fanno tappa. Ed è un bello stare, sereno e conviviale, che si accende con facilità e leggermente se ne va, quando tutti tornano alle proprie cose: lo studio, il programma televisivo, il letto, il bisogno di sentirsi e ascoltarsi un po', cinque minuti.
Poi decido e mi alzo, una tazzina mi ci vuole, e poi le consuete e veloci mosse prima di poter dire "buongiorno" a tutti.
E poi, tutti in sala comandi del sottomarino, così pare a guardare le nostre postazioni, ognuno con il suo computer di fronte, in silenzio, attento ai dati che scorrono sullo schermo. Sembra di essere in uno di quei film un po' datati, con i sommergibilisti costantemente ai comandi di non si sa cosa.
Ma c'è sempre qualcosa da fare, è domenica! Un bel trasloco, ecco cosa ci vuole!
Gli amici sono tanti, il precariato abitativo è una piaga diffusa, il Presidente del Circolo (ex, ma l'autorità è rimasta la stessa) abbisogna di due braccia.
E le braccia sono tante, e vai con la grande Ape a caricar mobili e cianfrusaglie, uguali per tutti, contenitori di oggetti che accompagnano le nostre vite, e i contenuti e le suppellettili a cui solo noi sappiamo trovare il loro grande valore intrinseco.
E poi... e poi si fa ora di pranzo, e casa nostra la domenica è luogo di incontro familiare, la sub-comandante ormai è ospite fisso, e anche Sara e Elia spesso fanno tappa. Ed è un bello stare, sereno e conviviale, che si accende con facilità e leggermente se ne va, quando tutti tornano alle proprie cose: lo studio, il programma televisivo, il letto, il bisogno di sentirsi e ascoltarsi un po', cinque minuti.
venerdì 29 gennaio 2010
e quattro
E' successo ancora, se le sono date a più non posso: all'arrivo della capitana si sono ritrovati troppo vicini e Max è balzato addosso ad Achille. Solo una doccia gelata in due riprese ha interrotto la lotta. Le cronache raccontano che questa volta il confronto è stato duro per tutti e due, sono usciti parecchio malconci dalla pugna (mi ricordano i guerrieri medievali).
Un'analisi è necessaria.
Gina e Max mi seguono sempre, ombre viventi della mia vita, guardiani e compagni di gioco, io sono il loro Alfa, simbolo di tranquillità, se ci sono io c'è tutto l'Universo, sono completamente rilassati.
Achille è un po' più sfortunato, è senza il suo individuo Alfa da mesi e mesi, vive un periodo emergenziale. Amato in casa sua e anche fuori, molto pragmaticamente non vuole sentirsi fuori dal branco e sceglie come Capo chiunque giunga a tiro di naso. E' paciocco, ubbidiente e scodinzolante con tutti, anche con gli sconosciuti.
Per loro è importante avere un Alfa che li protegga, che indichi loro la strada per le migliori cacce, i percorsi profumati di sesso, che dia l'indirizzo sul da farsi, se dormire o andare in giro.
Quando i due si trovano a tu per tu, scattano due forza contrarie: Max sentendosi il maschio di casa vuole l'esclusiva su di noi e soprattutto sul territorio, non vuole che nessuno pisci sulle sue pisciate, tiene d'occhio la ciotola; Achille si avvicina scodinzolante, come dire che anche lui fa parte del gruppo, fischiettando afferma la sua presenza con continue irrigazioni (credo abbia un serbatoio speciale che occupa gran parte del corpo).
Mentre domenica scorsa facevo il Giardiniere sudato, ho notato che Max, mezza calzetta, passa davanti al muso del cagnone, anzi sotto, proprio sotto il naso, e mentre è lì ringhia e borbotta, stramaledicendo forse il giorno che il Pelide è arrivato al Giardino.
E quando avverto che la tensione è troppa, a gran voce mando tutti a cuccia, faccio intendere che non li voglio fra i piedi e che se la sbrighino da soli, e in genere fra piagnucolii e borbotti Maxiani riesco nel mio intento, il Prode va a farsi un giro e mamma e figlio si piazzano davanti alla porta di casa.
Ora siamo giunti a un capolinea e ci chiediamo: se la devono sbrigare da soli e lasciare che il sangue scorra fino alla morte di uno dei due contendenti?
Un'analisi è necessaria.
Gina e Max mi seguono sempre, ombre viventi della mia vita, guardiani e compagni di gioco, io sono il loro Alfa, simbolo di tranquillità, se ci sono io c'è tutto l'Universo, sono completamente rilassati.
Achille è un po' più sfortunato, è senza il suo individuo Alfa da mesi e mesi, vive un periodo emergenziale. Amato in casa sua e anche fuori, molto pragmaticamente non vuole sentirsi fuori dal branco e sceglie come Capo chiunque giunga a tiro di naso. E' paciocco, ubbidiente e scodinzolante con tutti, anche con gli sconosciuti.
Per loro è importante avere un Alfa che li protegga, che indichi loro la strada per le migliori cacce, i percorsi profumati di sesso, che dia l'indirizzo sul da farsi, se dormire o andare in giro.
Quando i due si trovano a tu per tu, scattano due forza contrarie: Max sentendosi il maschio di casa vuole l'esclusiva su di noi e soprattutto sul territorio, non vuole che nessuno pisci sulle sue pisciate, tiene d'occhio la ciotola; Achille si avvicina scodinzolante, come dire che anche lui fa parte del gruppo, fischiettando afferma la sua presenza con continue irrigazioni (credo abbia un serbatoio speciale che occupa gran parte del corpo).
Mentre domenica scorsa facevo il Giardiniere sudato, ho notato che Max, mezza calzetta, passa davanti al muso del cagnone, anzi sotto, proprio sotto il naso, e mentre è lì ringhia e borbotta, stramaledicendo forse il giorno che il Pelide è arrivato al Giardino.
E quando avverto che la tensione è troppa, a gran voce mando tutti a cuccia, faccio intendere che non li voglio fra i piedi e che se la sbrighino da soli, e in genere fra piagnucolii e borbotti Maxiani riesco nel mio intento, il Prode va a farsi un giro e mamma e figlio si piazzano davanti alla porta di casa.
Ora siamo giunti a un capolinea e ci chiediamo: se la devono sbrigare da soli e lasciare che il sangue scorra fino alla morte di uno dei due contendenti?
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