Non si vede quasi nessuno in giro, gli incontri si sono fatti rari e sporadici.
Gli artisti-artigiani Andrea e Valentina hanno trovato casa poco più su e nel fine settimana è raro che passino di qua, indaffarati fra mercati e lavori agresti.
Il batterista trombettista più che altro si fa sentire, ma capita di rado incontrarci; il suo coinquilino, invece, è ormai per me contattabile solo per posta elettronica.
I ragazzi su all'ultimo piano si vedono solo dal terrazzo, o per i brevi momenti di imbarco di Ibra sul passeggino.
Eppure questo posto fino a cinquanta anni fa è stato pieno di attività, la terra e i laboratori davano lavoro e asilo a famiglie intere: i contadini nel podere per la produzione di vino, ortaggi, frutta, galline e piccioni; nei laboratori artigiani si producevano oggetti in cuoio come portamonete, cornici, sedie.
E poi c'era la parte dell'amministrazione, con la grande pesa a segnare le quantità di vino, la stadera per mele e pomodori, i mille foglietti con i conti segnati con quella calligrafia incerta delle campagne di allora.
Una semplicità ricca, accettabilmente dura, dove niente veniva fatto per caso, e il gusto estetico aveva il suo valore.
Quel "castelletto" con i merli era la piccionaia, una reggia per volatili, oggi lasciato completamente in rovina dalla stupidità di alcuni.
E' l'unica cosa in vista che parla di quel tempo.
Anche il pesco.
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