il giardino di enzo

E' grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne

un luogo vario

mercoledì 20 giugno 2012

domenica 3 giugno 2012

la cascata delle rose



La bellezza e la tenacia.Dedicato a tutti.

domenica 19 febbraio 2012

Addio amica mia


Ti avrei voluto accompagnare sulle mie braccia alla tua ultima cuccia.
Domani forse non avrò lacrime per te, e così spero, mi fa troppo male.
Domani di sicuro ti aspetterò ancora al cancellino, con il tuo richiamo, come ancora farò i giorni a venire.
Sei andata via così nel freddo che quel freddo mi si è congelato dentro, non dimenticherò mai quel freddo, mi è rimasto dentro quel freddo, non è per la via del pianto che il freddo va via.

Un disturbo, minimo, come tante volte ho visto nei cani che hanno vissuto con me.
Spesso capita che rimangino il loro vomito, come se fosse nulla.

Quella sera sei corsa dietro, al buio e al gelo, non ci siamo più visti.
Ti ho amato, mi hai amato.
E il pianto, ora che ti scrivo, riempie i miei occhi.
Forse domani sarà più lieve il dolore.
Il ricordo di te non mi lascerà mai.

giovedì 2 febbraio 2012

è arrivata la bufera

Non trovo altre parole per raccontare quello che si è abbattuto sul lungomonte nella notte fra lunedì e martedì, una vera bufera di neve, di quelle che si vedono nei films anni cinquanta, ha imperversato tutta la notte con raffiche di vento mai viste prima (e sono più di vent'anni che frequento il Giardino), sembrava che la rabbia degli dei si fosse concentrata sulla zona.
Al risveglio mancava la corrente elettrica, quindi niente luce e acqua, e nemmeno riscaldamento, il paese ammutolito.
Era ancora buio strinto (mi piace usare lessico locale), sono uscito con Gina e Max per dare un'occhiata.
Appena fuori mi sono trovato davanti ad un massacro: l'araucaria (A. araucana) era ridotta quasi a uno stelo spelacchiato, la vecchia fontana dei pesci e delle ninfee completamente ricoperta dai suoi grossi rami.
Fortunatamente il tiglio ha retto alla furia, il mio pensiero più grosso, 'che se viene giù quello si porta dietro il muro di cinta, alto più di dieci metri.
Con la neve ai polpacci sono andato nel piazzale del parcheggio per vedere le condizioni della grande mimosa: solo un troncone, alto poco più di un metro, spuntava dal manto bianco, la sua grande chioma e le sue larghe braccia ingombravano la strada sotto.

Siamo restati al freddo e al buio tutto il giorno, la sub-comandante ha passato tutto il giorno a letto, rincantucciata sotto le coperte e a sera abbiamo deciso di trasferirla da suo fratello (ultranovantenne) in città.
L'energia elettrica è tornata solo a notte fonda ma il nostro ultramoderno contatore stamani è ancora muto e spento, ergo niente di niente.

Oggi è giovedì, e sono al lavoro per compilare in fretta queste righe, sto pensando all'ente nazionale energia elettrica, alla sua efficienza, alla sua deficiente efficienza: sto pensando male, molto male.

E nel frattempo mi vengono molti altri pensieri, ma questo non è il luogo adatto, questo luogo "è grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne", e voglio continuare a parlare di loro.

domenica 8 gennaio 2012

domenica 20 novembre 2011

dalla finestra

Sono circa tre mesi che ci siamo trasferiti su al terzo piano.
Oggi per la prima volta sento questa casa, o almeno inizio a viverla in modo sereno e piacevole.
In pratica il percorso di attivazione è giunto al termine, tutto ha preso a scorrere, e a ciò ha contribuito molto la voglia di indipendenza della sub-comandante e lo stimolo che il ritorno fra gli umani le ha portato questa convivenza.
All'inizio di questo percorso i miei luoghi, nella nuova casa, si limitavano alla cucina e alla camera, di questa grande casa abitavo poco; la vecchia ed enorme mansarda, una bolgia di decenni accatastati, mi è servita da laboratorio, con gli attrezzi e i pennelli e i bussoli di vernice raccolti in un posto che ha fatica avevo conquistato.
La grande stanza in fondo inizia finalmente a divenire il mio luogo, la musica e i dischi sono più o meno lì, e ieri ho portato su la chitarra: è troppo freddo qua, da dove sto scrivendo adesso in questa domenica mattina quando il Sole non è ancora riuscito a bucare il velo grigio.
E forse sarà così fino a sera.

Dalla finestra della camera ascoltavo i cinguettii che in coro passavano forse di albero in albero, e le voci dei raccoglitori di olive.

domenica 9 ottobre 2011

ritorno all'inferno



Era l'otto settembre 2009 quando la Verruca fu bruciata in una notte, le ferite ancora oggi sono ben visibili e decenni occorreranno prima che la sua bellezza ritorni come fu; venerdì sette ottobre 2011 siamo ancora qui a piangere e maledire l'ennesimo scempio del nostro monte.
Erano le ventuno circa quando la sirena urlante è passata giù dalla strada che va al Serra, a pochi metri da casa: pensavo fosse la Polizia.
Ma dopo poco un'altra e poi un'altra e infine un lamento piangente continuo si lanciava con corsa sfrenata su per i tornanti del Serra. Mi sono affacciato al terrazzo, l'inferno era tornato ancora. Il buio impediva l'alzarsi degli elicotteri e solo la forza delle mani ha fronteggiato tutta la notte quello strazio.
Quando la mattina mi sono alzato, all'alba, il fuoco aveva pelato una grande porzione di vita e sono arrivati gli elicotteri, due, che hanno fatto spola continua fra l'acqua e il fuoco, in un incessante andirivieni, fino al primo pomeriggio, quando il fuoco pareva finalmente domato.
Ma stamani, domenica, ancora le braci hanno ripreso vigore, subito messo a tacere dall'ennesimo intervento di un elicottero.
E' da quando ero bambino che il Serra è aggredito da mani infami, blasfeme; lo vedevo bruciare dal terrazzo della mia casa cittadina, a chilometri di distanza. Allora era la follia di qualche palazzinaro o coltivatore di ulivi che con mezzi rozzi e spicci sfidava la morte per un pezzo di terra da costruire e coltivare.
Oggi, come mi diceva il Sindaco stamani, è solo la follia.
Dove è passato il fuoco non si potrà mai più costruire, non si potrà mai più ripiantare, e i volontari antincendio sono appunto "volontari" e non percepiscono rimborso o corrispettivo alcuno.
Sento una sirena lontana, speriamo in bene, il vento soffia forte anche stasera.

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