il giardino di enzo

E' grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne

un luogo vario

lunedì 30 maggio 2011

ninfee 2011


Tanti fatti si sono messi di traverso fra me e ilgiardinodienzo.
Stiamo sistemando l'appartamento grande, quello che vide la nascita di Ibra. La casa aveva un gran bisogno di una risistemazione totale, imbiancatura e pulizia profonda, piccoli lavori di muratura. Ci sposteremo tutti lì, così la subcomandante non sarà più sola; l'appartamento è grande e non ci pesteremo i piedi (lei è una gran bella donna ma ha un caratterino...).
Nel frattempo mi sono ritrovato appiedato, lo scooter defunto e la macchina inguidabile. E anche questo si è frapposto all'aggiornamento del giardino, alla rappresentazione in immagini delle bellezze naturali e umane che si sono succedute in questo posto.
Sono spesso di corsa, ma di fronte alla bellezza dell'Universo non potevo restare indifferente.
Ecco, chi vede può godere.

venerdì 29 aprile 2011

sweet home



E' un bel po' che non scrivo qualcosa, idee tante e tempo poco sono come acqua e olio.
In questi giorni sono molto indaffarato, i fatti si incatenano uno all'altro e sembra che questo faticoso periodo non finisca più.
Ho decespugliato fino alla fine della benzina e ho dovuto lasciare il lavoro a metà perché è intervenuta l'esigenza di affrontare la sistemazione dell'appartamento "grande", dove abitava il piccolo Ibra: ci trasferiamo tutti al terzo piano, ventidue gambe, sette teste, quattordici orecchie. Sabato scorso ho imbiancato quella che sarà (anzi, che fu già) la camera della sub-comandante.
Per fare le cose ammodino ci vuole un giorno a stanza: teli di plastica e cartoni sul pavimento, nastro di carta sui battiscopa e i travicelli, un saliscendi continuo dalla scala; e poi bisogna ripassare sulle zone ingiallite dall'acqua che copiosa colava dal tetto traballante. Insomma, una bella fatica.
E io adoro durare fatica, ingrasso quando alla fine di un intenso impegno fisico dò uno sguardo all'opera terminata.
Oggi finirò la cucina.
A seguire: l'ingressino, il bagno, l'altra camerina, la camerona in fondo al corridoio, e buon ultimo il lungo corridoio (fortunatamente il grande salotto è affrescato, se così si può dire, e quindi non riceve pittura da almeno cinquant'anni e più).
Al che partirà il breve trasloco e il trasferimento collettivo.
Poi sarà la volta dell'imbiancatura dell'attuale magione della sub-comandante, e ne ha bisogno davvero.
Aggiungo che lo scooter mi ha lasciato, complicando vieppiù questa complicata congiuntura astrale.
Ho un'ideuzza per la testa ma non trovo il tempo, e per i filmini ce ne vuole tanto: la Handycam è pronta, io no.

domenica 10 aprile 2011

ritorno alla vita


- Si potrebbe aprì' un banchino!
Caio ha suggerito così, l'altro giorno.
Un viavai come non se ne vedeva da tempo ha accompagnato questi giorni caldi e assolati, il giardino si ripopola di risate, di affetti, di ronzii, di colori.
Lui, Caio, scartavetra una porta di legno, all'ombra della mimosa; cicca in bocca, Moretti da 66, la macchina con lo stereo acceso.
Andrea esce dal suo laboratorio, è un artista artigiano, mani d'oro e gran cervello.
Si prende una pausa anche Sada, artigiana mercatara pure lei, esce dal suo grande opificio per una boccata di Sole, deve caricare il furgone con le sue sabbie colorate e gli orologi e gli oggetti in vetro, domani c'è mercato.
Arriva anche Attila, altro gran bel personaggio, infaticabile, sempre con qualcosa da fare, basta che nel mezzo ci sia cemento, olive, decespugliatore, motosega e quant'altro.
Ad un certo punto arriva anche Tohmas, meccanico informatico tuttologo.
E Caio ribadisce:
- Te l'ho detto Paolino, apriamo un banchino, si fa 'vaìni!

giovedì 31 marzo 2011

segnali di vita



In questo periodo non sto molto al computer.
Inoltre la telecamera, che sostituisce la macchina fotografica, richiede molta più dedizione e tempo.

domenica 13 marzo 2011

lunedì 28 febbraio 2011

alla macchia e ritorno


E' sempre un'emozione attraversare luoghi silenziosi.
Il freddo ghiaccia le mani, dopo un po' è meglio rintanarsi nel caldo sabato casalingo.

lunedì 21 febbraio 2011

schiuse alle stelle


La nuova "via" che abbiamo aperto è una porta verso un mondo più selvaggio.
Non so se ne ho già accennato, costeggia il muro di cinta a sud, in zona abbandonata e ripudiata dai proprietari.
Quelle zone sono comunque sotto mia tutela, o della selva impenetrabile.
Quel segno di terra scura tracciato in terra dai nostri passi, costeggia la strada che porta su, verso San Bernardo; da questa è separato da un muro alto di pietre e calce, ogni quindici metri un colonnino ormai consumato dal tempo; la strada è imbucata giù, scavata sul naturale pendio.
In estate qualcuno ha mandato qualcun'altro a decespugliare una porzione di due metri o tre lungo il confine, dove ora si è creato quel segno.
Cammino, pesto e schiaccio, con la suola degli stivali, i rovi che iniziano a prendere forza, fino a mantenere un passaggio, fino a farli seccare e finalmente liberare il passaggio per sempre.
Dalla parte interna è un basso muricciolo, con i vetri spezzati conficcati nella calce, ad antico usbergo della proprietà.
Da subito sentii il bisogno di allargare la possibilità di entrare nella macchia abbandonata, un luogo quasi inaccessibile, se non per i piccoli sentieri lasciati dai frequentatori, cinghiali, volpi, ricci. Chissà che mondo si vive, nella macchia, seppur piccola e limitata, con la nebbia fitta e ghiaccia, o sotto gli acquazzoni.
Era un giorno di sole l'altro giorno, e quattro lucertole si scaldavano al sole di mezzogiorno, sui colonnini.
Dov'erano fino a venti giorni fa?
In terra.
Nell'uovo, con la neve e il ghiaccio che tutto rompe.
E' magia, tenacia, certezza annuale dagli esiti sempre incerti.
Quando sono state fecondate quelle uova? Quante erano?
Chi è riuscito ad arrivare su quel colonnino, come ha fatto a resistere?

Stasera eravamo lì, guardavo la stella polare.
Una striscia di luce intensa è passata di lì vicino, una stella cadente un po' fuori stagione.

Passo volentieri da quel segno in terra.
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ps: la foto è recente, si vede la grande chiazza marrone lasciata dai rovi.
Tagliati uno per uno!

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