
Perché a volte capita di dover girare un armadio, girarlo e accostarlo alla parete di fronte, una rotazione ribaltata. E l'armadio è pesante e fragilino, al primo tentativo di spostamento la gamba posteriore destra ha fatto crack.
"Ci vuole un'idea" penso, e immediatamente mi si inquadra nel cervello un transpallet, un oggetto abbastanza familiare visto che in tipografia i pancali di carta si spostavano così, poi si ruppe e nella crisi è rimasto rotto.
Ma vicino a me c'è il mercato ortofrutticolo, conosco il portiere tuttofare: chiedo.
"Oh, io dò una mano a tutti, diamine!" risponde alla mia richiesta di prestito.
Tutto fiero sono andato verso la mia Uno bianca, con il transpallet a tiro. L'oggetto pesa parecchio e con un po' di sforzo e malizia sono riuscito a infilarlo dentro. All'arrivo a casa ero certo che avrei trovato qualcuno, nonostante le 14 fossero passate da un po' e il sole spiombasse; ho trovato Andrea in laboratorio e in un attimo abbiamo sceso l'attrezzo.
Ieri sono venuti Sara e Elia ad aiutarmi a portarlo su al terzo piano, tre rampe pettorute, lui è un venticinquenne forzuto e massiccio e ho pensato che ce la potevamo fare. Pensiero svanito in un attimo, subito dopo aver provato a salire la prima rampa. Ci siamo concentrati e siamo ripartiti, con più volontà.
Siamo entrati in casa grande e ci siamo diretti in quella che sarà la camera della sub-comandante, e in una manciata di minuti abbiamo eseguito l'operazione.
E' come se avessi percorso la pellicola di un film che avevo già chiaro in mente, ho assecondato lo svolgersi della storia e stamani ho potuto anche dare una mano di tinta alla parte che stava nascosta dietro quell'armadio.