il giardino di enzo

E' grande, pieno di vita, fiori, alberi, animali, uomini, donne

un luogo vario

martedì 15 giugno 2010

learning to fly



Si chiacchierava del più e del meno sotto il tiglio, il mio sguardo un po' annoiato cercava qualcosa nella foschia in controluce, qualcosa a cui appellarmi in questo lunedì faticoso, un immagine che mi riportasse completamente nel Giardino.
Nel mio campo visivo ho notato uno sbattere di ali fremente, brevi voli, piccole virate, un andare e tornare timido e impacciato.
Tra i rami poderosi e frondosi del grande albero, una nidiata sta imparando l'arte del volo, per vivere, per sognare, per fuggire dalla morte.
Il futuro per loro sta lì.

mercoledì 2 giugno 2010

quattro giorni di ferie


Quattro giorni di ferie, da venerdì alle quattordici a stasera 2 giugno.
Sono cinque i giorni, perdo subito il senso del tempo quando sono a casa. Mi ci voleva, e soprattutto il giardino e tutto il verde che ci circonda aveva bisogno di una sistemata.
La falciatrice non risponde al telefono, chiamo più e più volte ma il telefono del dottore continua a squillare senza senso. Decido di passare all’azione, ci sono talmente tante cose da fare.
Ho iniziato a decespugliare il parcheggio, l’erba altissima fa un baffo al nuovo dece, comprato in comproprietà con Pippo.
Una cosa al giorno e solo una parte di giornata è dedicata, o la mattina o il pomeriggio, lavoro e sudo come un muflone, ho l’erba anche nelle mutande, ma sono in ferie.
E così ho alternato momenti di gran zelo ad altri di totale nullafacenza, allenamento intensivo per il corpo e per la mente.
Lunedì all’ora di pranzo mi ha telefonato il meccanico della falciatrice.
Lui si chiama Enzo per davvero, un futuro luminoso per lui è il minimo che possa augurargli; “Domani sera la ‘Queen Garden’ è pronta” mi dice “alle sette e mezzo ti aspetto”.
E stamani, finalmente con tutti i potenti mezzi a disposizione, ho iniziato a falciare l’erba.

La storia si ripete sempre: falcia, taglia, sega, estirpa. Perché incessante è l’avanzare della Natura e la sua forza può sovrastare ogni sforzo di contenimento, può abbattere e scoperchiare, i nostri manufatti sono ridicoli a fronte della sua enorme energia.
La Natura ci riporta nella giusta dimensione: piccola, molto piccola.

La pioggia che è seguita non appena ho spento la macchina era tanta, tantissima, mista a grandine precipitava a terra con violenza, spinta dalle raffiche di libeccio. Lo scolo dell’acqua lungo il marciapiede era ormai un torrentello. Affascinato guardavo dai vetri e mi chiedevo se quel neonato ruscello sarebbe potuto divenire qualcosa di più grosso e invadere la stanza, ho pensato all’impianto elettrico che passa sotto il pavimento di legno.
Poi ho smesso di pensare perché in quel caso, qualunque cosa avessi fatto, sarebbe stata inutile.

Ora è quasi sera, il sole asciuga il mondo, speriamo che le lucciole abbiano trovato riparo.

martedì 25 maggio 2010

inesperte furbizie


Antefatto.
Cosa succede quando nella falciatrice metti gasolio al posto della benzina?
Un nuvolaio incredibile, un puzziterio velenoso, e dopo pochi giri ti accorgi che qualcosa non va e spengi la macchina e la porti dal meccanico.
Questo a cose normali.
Ma se sei inesperto e furbetto la cosa prende una piega diversa. Puoi pensare che va bene così, che quello è il normale funzionare, in fondo è vecchia. E poi dopo, forse a danno fatto, capisci che hai sbagliato, un particolare ti è sfuggito certamente, e allora abbandoni la falciatrice parcheggiata ammodino, sperando che nessuno se ne accorga.
E io me ne sono accorto venerdì pomeriggio, tre giorni dopo il misfatto, quando finalmente il Sole è tornato ad asciugare la Terra. Dopo tre minuti di lavoro ho realizzato che la "Queen Garden" aveva problemi grossi.
E' il silenzio a furbetto del mio collaboratore che mi ha fatto incazzare tantissimo. L'ho cercato, ho chiesto di lui, e il sabato mattina, col risolino a stupido infante, si è scusato del danno, avendo anche la leggerezza di indicarmi un suo amico per la riparazione, ma ormai la sua parola per me ha perso ogni peso.
Aspettavo da tempo una collaborazione ed è subito finita, per insipienza del socio.

Prologo.
In compenso a causa del fermo falciatrice, oltre alla selva incipiente, anche i papaveri abbondano e stamani è un bel giorno per alzarsi all'alba e farsi un giro nel silenzio muto della prima luce.

Adoro vedere nascere il giorno, quando sono sereno.

mercoledì 19 maggio 2010

schitarrata


Un dopocena da solo. Ovvero: con Gina e Max, Micha è fuori, a cercare un po' di tranquilla serata di mezzaluna.
Un po' stanco e svuotato mi ballano in testa due cose per concludere la giornata. Potrei guardarmi in internet un programma di attualità, una cosa giornalistica, oppure magari guardarmi un filmino, ma c'è da montare la televisione, attaccare il video, masterizzare qualcosa da vedere e finalmente guardare.
L'occhio goloso mi cade sulla custodia della chitarra.
E' un attimo. L'ho al collo.
Parte sempre in Mi la mia chitarra, ha il blues nell'anima la mia chitarra.
E più la suoni e più si libera, e più si libera e più vola in alto, fisicamente: il manico s'impenna come un KTM di quando s'era bimbetti, e va da solo, non sai se si muove con capacità propria o se solamente è divenuta una cosa sola con il tuo avambraccio sinistro.
E' il blues che se ne impadronisce, ci gira intorno e la prende, va dove vuole il blues, puoi stare un tempo infinito su un Si settima.
Ho bisogno di suonare, qualsiasi, di sentire le corde vibrare forte.
Attacco il vecchio Nello Giovane, Don't let it bring you down, e canto a tutta voce.
A seguire Country Girl. Mi sgolo adesso, e forse la Sub-comandante è in questo momento l'unica che mi può ascoltare. La penso, spero sia lì dietro la sua finestra di camera a godersi la serenata. Lei apprezza molto, è una mia groupies.
E poi tutto è partito, la caldaia ha raggiunto la pressione massima.
Si parte, io e la chitarra, per il mondo delle note e delle loro capacità assonanti.
E' bello suonare, e la mia chitarra dà parecchia soddisfazione, la suono come fosse una Stratocaster... e spacco il Si.
Impreco.
Con avidità ho aperto la cerniera della custodia, ho tirato fuori una vecchia confezione di corde. Ci DEVE essere un Si. C'è.
Leva, gira, infila, rigira, tira, accorda.
Ci sono, riparto e rivado subito in quella dimensione dove non sei più qui: sei là, nel mondo delle note, e il corpo vibra, e anche la casa, vibra l'aria e la Luna, che stasera, ammezzata, finalmente illumina un po' della nostra vita.
Basta, sono sfinito, non ho più quasi niente, solo una grande emozione che scalda ogni arto, ogni pensiero, ogni sorriso.

domenica 9 maggio 2010

fiori 1d1






Cosa aggiungere?
Il profumo, che non si vede e che si avverte anche quando i colori delle corolle svaniscono nel buio.
Avrei tante cose da fare, ma oggi sto, guardo e annuso, e mi sento sazio.

fiori 2d3





fiori 3 di 3





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